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| Dott R. RICCI |
Tanto più preziosa, dunque, la testimonianza colta, alta, partecipe e affettuosa di Riccardo Ricci.
"Al tempo del nostro racconto era un paese rimasto indietro (e parecchio!): sembrava addirittura che il nuovo non dovesse entrarvi mai.
I suoi rozzi (1) abitanti, bottegai, artigiani, ma per la maggior parte contadini, vestivano tutti allo stesso modo.
Nei giorni di lavoro andavano in giro in una tenuta che li faceva sembrare degli straccioni, mentre nei giorni di festa, li vedevi tutti in piazza con il cappello in capo e in abito nero, come se il nero fosse di rigore, un abito nero di mezzalana e di sgraziata fattura, perché la giacca era troppo larga ed i pantaloni, cascanti, avevano perduto la piega.
Anche le donne nei giorni di festa arrivavano in paese a frotte e tutte vestite allo stesso modo, cioè indossando una camicetta dai colori vivaci ed una gonna di rigatino, pieghettata, lunga fino ai piedi, mentre il capo era costantemente coperto dallo scialle o dal velo o dal caratteristico fazzoletto.
Arrivavano scalze; per dir meglio, le vedevi venir dalla campagna con le scarpe in mano e giunte nei pressi del paese sedersi sui bassi muriccioli fiancheggianti la strada, per calzarle con fatica, mentre i loro uomini attendevano in piedi, immobili, senza far nulla oppure intenti ad impedire che si spegnesse, riparandolo dal vento con le mani, il fiammifero di legno, con il quale accendevano il sigaro o la sigaretta, per fare il loro ingresso in piazza fumando.
Le chiese, come abbiamo detto, erano tante e la domenica rigurgitavano tutte di fedeli, perché da quelle parti, a quei tempi, si potevano contar sulle dita gli spiriti forti, capaci di tenere in non cale il precetto della Chiesa di udir la messa tutte le domeniche e le altre feste comandate.
La festa della Madonna, che cadeva nella domenica fra l’ottava di ferragosto, era la gran giornata di Roccapetrina.
Per tutto il giorno, e fin dal primo albeggiare, il paese era scosso dal secco scoppiare dei tonanti. Agli spari, che rimbombavano di colle in colle per disperdersi a valle in lontananza, si accompagnavano di frequente lo scampanare sonoro del campanone della torre e lo scampanio festoso di tutte le campane, grandi e piccole, delle chiese.
Più tardi, nell’ora più calda, quando il pranzo era finito per tutti, s’andava ad assistere alla corsa dei cavalli, in tempi meno remoti sostituita da una corsa di biciclette. I preti, la mattina cantavano in chiesa una gran messa solenne e la sera sfilavano per le vie del paese in testa alla grande processione."
(1) Noi eredi del dottor Ricci, trascritto il testo, lo abbiamo proposto, anni or sono, al Comune di Petritoli, che peraltro a tutt'oggi non può vantare nessuna opera narrativa dedicata di uguale importanza letteraria, pensando fosse interessante farne una presentazione pubblica. Non abbiamo chiesto che ci fosse a carico del Comune a nessuna spesa. Dopo un primo momento di entusiasmo e dopo promesse di diffusione, il Comune ha rifiutato la nostra proposta affermando che il testo poteva offendere qualcuno. Riccardo Ricci, membro del CNL ha fatto la storia della Resistenza locale. Non servono altri commenti. Se ci fosse chi se ne sentisse offeso allora il problema non sono Le Ricordanze.
(2) "rozzi" : Non vi sono intenti denigratori o offensivi in questo aggettivo, ma solo descrittivi della realtà nuda e cruda, popolana e contadina. Il dottor Ricci nei suoi lunghi soggiorni nel paese fu spesso consultato dai residenti e dai contadini e con competenza e premurosa curava tutti liberalmente con consigli e indicazioni mediche recandosi, spesso a piedi e
percorrendo chilometri, nelle contrade nei casi in cui i malati non fossero trasportabili.



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