Le Marche: racconti e immagini

Le MARCHE sono narrate anche nel romanzo "LE RICORDANZE", di Riccardo Ricci, ambientato a Petritoli, che nel romanzo ha il nome di Roccapetrina. Come ogni altro paese là intorno, siede su una collina, è una piccola città, un paese con una storia antica che risale al Medioevo. Uscendo dalle mura storiche e percorrendo antiche ci si affaccia su panorami irripetibili e senza tempo, tra cieli e montagne, lungo il corso di fiumi che nascono dai Monti Sibillini e corrono verso il magnifico mare Adriatico, verso antichi borghi di pescatori. I protagonisti del romanzo sono narrati tra autobiografia e storia contemporanea.

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martedì 3 gennaio 2012

Petritoli (FM) tra passato e presente





Il video è stato realizzato con materiali di proprietà dell'autrice; il sonoro è una registrazione effettuata con un registratore Geloso, con bobine a nastro, nell'estate 1970 durante le prove del coro che preparava la Festa della Madonna (Agosto). Il coro era guidato da Don Guerriero Passamonti, il parroco. Le foto in b/n sono degli anni 1968-1970 e quelle a colori sono recenti.
Il video vuol essere un documento e una testimonianza- Il coro canta un canto popolare intitolato "Sant'Anantolia"; la sua trascrizione con musica e testo (resa possibile, a suo tempo. grazie a Don Guerriero Passamonti,) si trova su questo blog.
Il sonoro del video è il riversamento di una registrazione sonora effettuata nell'Agosto del 1968 durante le prove per festeggiamenti in onore della Madonna.
Le foto in B/N sono dello stesso periodo mentre quelle a colori sono più recenti.

Roccapetrina - Petritoli nel Romanzo di Riccardo Ricci

Il dottor Riccardo Ricci, nato in Ancona e vissuto per lunghi periodi a Petritoli dove trascorse, anche negli ultimi tempi, molte settimane estive e non solo, narra nel suo libro "LE RICORDANZE" una bellissima storia nella quale si intrecciano le vicende, i personaggi, gli ambienti, la situazione politica, la cultura ed anche il folklore dei luoghi che ha ben conosciuto e lungamente amato.
Il romanzo è ambientato a "Roccapetrina", ma il paese di cui si parla è Petritoli in cui lo zio di Riccardo, don Desiderio Ricci, fu parroco.
A qualcuno non è parso abbastanza lusinghiero il modo in cui alcune realtà, pur così vere, sono rappresentate.
Noi diciamo che solo chi non ama abbastanza ha paura delle verità, siano storiche, siano di cronaca, siano degli affetti o del folklore. 
Leggere questo libro può fare, invece, solo del bene e renderebbe merito a un grande medico, che ha guarito e curato tanti petritolesi e non solo, ed a un eccellente scrittore.

Eccolo qui, disponibile anche in formato eBook.




sabato 31 dicembre 2011

Ricordo di Don Guerriero Passamonti

di Giuseppe Ricci
In passato anche nelle realtà di provincia si potevano trovare persone che si dedicavano ai giovani con l’intento di dare loro cultura e un futuro migliore.
Spesso questo veniva fatto da sacerdoti che si dedicavano a fornire quei mezzi per acquisire alcune capacità che la scuola e la famiglia non era in grado di dare.
Una di queste era l’istruzione musicale, trascurata da tutti i programmi scolastici. Solo le famiglie ricche potevano dare ai propri giovani questa istruzione in quanto in grado di pagare i maestri di musica.
Don Guerriero ha dato, fra le altre cose, ai giovani questa possibilità.
Per altro era lui stesso un musicista di cultura e preparazione molto accurata.
La sua “Messa Ritmata per i Giovani” è un esempio di utilizzo della sua ampia conoscenza musicale sacra e profana che gli ha permesso di realizzare una composizione nel solco della tradizione, ma orientata ad essere apprezzata dalla giovane generazione usando gli strumenti da questa amati e in cui avevano particolare confidenza come la chitarra e la batteria.
In questo modo ha potuto dare ai giovani una conoscenza di una delle forme d’arte più importanti della nostra Italia, li ha collegati con una tradizione culturale e, ad alcuni, ha fornito una strada di sviluppo professionale.
capitolo_1
Anche ora Don Guerriero è presente tra noi per quello che ci ha dato, anche se per noi tutti è rimasta una sensazione di perdita da quando ci ha lasciati.
Purtroppo il suo paese ora è cambiato, sia la sua opera sia quella di altri che si sono prodigati per lo sviluppo sociale e culturale non ha più interesse e quindi si è snaturata la tradizione di cooperazione e di solidarietà che ha sempre contraddistinto sia il capoluogo sia le campagne.
Ora gli stessi amministratori fanno a gara a mettere in difficoltà i propri cittadini scaricando su questi oneri e compiti che sono di loro competenza. E nulla si può fare perché l’inerzia ed il menefreghismo non sono sanzionabili in quanto gli organi di controllo o non ci sono o non se ne vogliono occupare.
S_Natoglia_1
S_Natoglia_2
In passato molti cittadini petritolesi sono andati via per cercare lavoro, alcuni sono tornati per ritrovare il calore della propria terra, ma ormai è tempo per questi di andarsene definitivamente.
Si sopporta nelle grandi città il diventare sudditi di burocrati assurdi, si sopporta la mancanza di servizi adeguati, si sopporta la mancanza di tradizioni positive perché si considera un luogo alieno dalla propria cultura e tradizione.
Quando questo avviene nei nostri luoghi di origine e proprio chi cerca di danneggiarci è una persona che conosciamo bene allora il luogo è diventato un posto come un altro dove non vale la pena di restare e spendere soldi per artigiani, muratori, fabbri, elettricisti, ecc. anche se la propria famiglia ha lì dato una storia quasi millenaria di solidarietà e di sviluppo.
Questa rottura nella tradizione e soprattutto nella capacità di accogliere i forestieri in questo luogo si tocca con mano e si vede bene con l’incapacità di incorporare gli immigrati albanesi, rumeni, di nazione araba che restano e vogliono restare con le loro idee e tradizioni in quanto considerano i nativi una razza senza connotazioni e con cui non si vogliono mischiare. Specialmente se sono soggetti a questi atteggiamenti di mancanza di amicizia (o peggio) per cui gli stessi petritolesi della diaspora e che erano tornati sono costretti a scuotere la polvere dai propri calzari ed andarsene.
Comunque, nella speranza che qualcuno raccolga questo invito a liberarsi degli affaristi e dagli incapaci e ritorni alle tradizioni riporto nelle figure la trascrizione di Santa ‘Natolia fatta da Don Guerriero.
E non è la stessa cosa di promuovere inverosimili feste campagnole. Questo è un messaggio per quanti intendono occuparsi di musica ed è una base di lavoro. Non è riprodurre vieti archetipi campagnoli che servono solo (e temporaneamente) ad attirare turisti.
La tradizione non è un museo fotografico o di saltarelli, è una ricchezza che è stata sciupata e che ha distrutto anche il lavoro di persone che si sono dedicate al paese senza secondi fini.
Prossimamente riporterò i testi musicali, di cui sono in possesso, che don Guerriero ci ha donato.
Il testo
TestoS_Natoglia
S. ‘Natoglia
Te so visto boccà Santa ‘Natoglia
In compagnia de 'nantre tre fandelle
Eriate gaie come le farfalle
Ma la più bella grazia era la toia:
me pare de sentilla la risata
me pare de vedellu lu musittu
cha fra li tanti era lu più bellittu
e tutta la sua grazia era ‘leata
Te so visto Rusì che jì zurlenne
Tra li fiori de sulla e po de core
Passato non è ancò lo mio amore
Te so visto Rusì che jì zurlenne
E mo candenne te lo voio dì
Che non posso più sta senza de te
Co sta chitarra te voio sonà,
che tu da volé bene solo a me
e mo candenne te lo voio dà
'stu core mio che pena assai pe' te.