Le Marche: racconti e immagini

Le MARCHE sono narrate anche nel romanzo "LE RICORDANZE", di Riccardo Ricci, ambientato a Petritoli, che nel romanzo ha il nome di Roccapetrina. Come ogni altro paese là intorno, siede su una collina, è una piccola città, un paese con una storia antica che risale al Medioevo. Uscendo dalle mura storiche e percorrendo antiche ci si affaccia su panorami irripetibili e senza tempo, tra cieli e montagne, lungo il corso di fiumi che nascono dai Monti Sibillini e corrono verso il magnifico mare Adriatico, verso antichi borghi di pescatori. I protagonisti del romanzo sono narrati tra autobiografia e storia contemporanea.

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lunedì 23 febbraio 2026

RICCARDO RICCI - Le Ricordanze - Romanzo

Dott R. RICCI
Un brano dal grande Romanzo Storico "Le Ricordanze"  del #dottor_Riccardo_Ricci, medico. Il lungo racconto è ambientato nel periodo nefasto del fascismo (1), ma anche ampiamente dedicato a #Petritoli che egli tanto amava e alle #Marche, ma collegato anche alla vita a Roma fascista, borghese e popolana. Nella grande casa del protagonista, in via Mongibove a Petritoli, si svolgono alcuni degli episodi  familiari e personali, ma l'Autore dedica molta attenzione alla rappresentazione non solo alla vita quotidiana, ma anche agli eventi più significativi e cari agli abitanti, agli usi alle tradizioni, alla vita sociale. Oggi la testimonianza del dottor Riccardi Ricci è tanto più significativa poiché  nemmeno gli attuali abitanti Petritoli, non pochi dei quali vi si sono stabiliti provenendo da altre nazioni, conoscono lo sfondo storico sociale. 
La scrittura è  colta, alta, partecipe, affettuosa; le frequenti citazioni leopardiane, manzoniane, ma non solo, sono intessute con sapiente sensibilità nella trama del testo di Riccardo Ricci e intimamente intrecciate alla cultura certamente non didascalica dell'Autore. Straordinarie le note descrittive dei caratteri dei personaggi, dei luoghi, della società #marchigiana contadina e dei #borghi nello sfondo storico del periodo della guerra, della Resistenza, dell'occupazione tedesca e di vicende inedite della vita romana di quegli anni. Un'occasione per ribadire, da parte della famiglia Ricci: Marche storia, cultura, poesia, arte: non solo turismo mordi e fuggi.


"Al tempo del nostro racconto era un paese rimasto indietro (e parecchio!): sembrava addirittura che il nuovo non dovesse entrarvi mai.

I suoi rozzi (1) abitanti, bottegai, artigiani, ma per la maggior parte contadini, vestivano tutti allo stesso modo.

Nei giorni di lavoro andavano in giro in una tenuta che li faceva sembrare degli straccioni, mentre nei giorni di festa, li vedevi tutti in piazza con il cappello in capo e in abito nero, come se il nero fosse di rigore, un abito nero di mezzalana e di sgraziata fattura, perché la giacca era troppo larga ed i pantaloni, cascanti, avevano perduto la piega.

Anche  le donne nei giorni di festa arrivavano in paese a frotte e tutte vestite allo stesso modo, cioè indossando una camicetta dai colori vivaci ed una gonna di rigatino, pieghettata, lunga fino ai piedi, mentre il capo era costantemente coperto dallo scialle o dal velo o dal caratteristico fazzoletto.

Arrivavano scalze; per dir meglio, le vedevi venir dalla campagna con le scarpe in mano e giunte nei pressi del paese sedersi sui bassi muriccioli fiancheggianti la strada, per calzarle con fatica, mentre i loro uomini attendevano in piedi, immobili, senza far nulla oppure intenti ad impedire che si spegnesse, riparandolo dal vento con le mani, il fiammifero di legno, con il quale accendevano il sigaro o la sigaretta, per fare il loro ingresso in piazza fumando.

Le chiese, come abbiamo detto, erano tante e la domenica rigurgitavano tutte di fedeli, perché da quelle parti, a quei tempi, si potevano contar sulle dita gli spiriti forti, capaci di tenere in non cale il precetto della Chiesa di udir la messa tutte le domeniche e le altre feste comandate.

La festa della Madonna, che cadeva nella domenica fra l’ottava di ferragosto, era la gran giornata di Roccapetrina.

Per tutto il giorno, e fin dal primo albeggiare, il paese era scosso dal secco scoppiare dei tonanti. Agli spari, che rimbombavano di colle in colle per disperdersi a valle in lontananza, si accompagnavano di frequente lo scampanare sonoro del campanone della torre e lo scampanio festoso di tutte le campane, grandi e piccole, delle chiese.

Più tardi, nell’ora più calda, quando il pranzo era finito per tutti, s’andava ad assistere alla corsa dei cavalli, in tempi meno remoti sostituita da una corsa di biciclette. I preti, la mattina cantavano in chiesa una gran messa solenne e la sera sfilavano per le vie del paese in testa alla grande processione."


__________________

(1) Noi eredi del dottor Ricci, trascritto il testo, lo abbiamo proposto, anni or sono, al Comune di Petritoli, che peraltro a tutt'oggi non può vantare nessuna opera narrativa dedicata di uguale importanza letteraria, pensando fosse interessante farne una presentazione pubblica. Non abbiamo chiesto che ci fosse a carico del Comune a nessuna spesa. Dopo un primo momento di entusiasmo e dopo promesse di diffusione, il Comune ha rifiutato la nostra proposta affermando che il testo poteva offendere qualcuno. Riccardo Ricci, membro del CNL ha fatto la storia della Resistenza locale. Non servono altri commenti. Se ci fosse chi se ne sentisse offeso allora il problema non sono Le Ricordanze

(2) "rozzi" : Non vi sono intenti denigratori o offensivi in questo aggettivo, ma solo descrittivi della realtà nuda e cruda, popolana e contadina. Il dottor Ricci nei suoi lunghi soggiorni nel paese fu spesso consultato dai residenti e dai contadini e con competenza e  premurosa curava tutti liberalmente con consigli e indicazioni mediche recandosi, spesso a piedi e
percorrendo chilometri, nelle contrade nei casi in cui i malati non fossero trasportabili.

martedì 12 agosto 2025

La mia casa in collina ( a Petritoli) - di Maria Serena Peterlin

 


Racconto qui la storia, forse dovrei dire le avventure, vissute insieme a una casa acquistata quasi per caso. Una casa in campagna, in collina, a Petritoli, nelle Marche, in Italia. L’abbiamo incontrata non solo rustica, ma anche malandata e inabitabile. L’abbiamo però subito amata e l’abbiamo rianimata e resa viva, confortevole e accogliente ben oltre le apparenze rustiche che abbiamo volutamente mantenuto.

Il suo cuore era il fuoco che bruciava nelle stufe a legna d’inverno, la sua voce l’alternarsi di silenzi, ronzii e canti di uccelli notturni e diurni, il suo colore appassionante quello delle stagioni.

Intorno, a veste e cintura, la campagna collinare, vicino il paese di #Petritoli, dove è nato Giuseppe, mio marito e dove la sua famiglia aveva risieduto per varie generazioni ed era nota a tutti.
Siamo stati molto felici in quegli anni.
La nostra nipotina, Maria, durante una delle visite ha fatto questo disegno dove rappresenta lei stessa e me felici e piene di energia sull'aia della casa che definì "La casa di campagna più campagnosa che c'è".

Ho autopubblicato questo piccolo libro soprattutto per non disperdere meravigliosi ricordi  e per condividerli.




martedì 24 gennaio 2023

Petritoli via Osteria : e dalla finestra un velo

M'affaccio e vedo un velo di nebbia.
Come un pulviscolo leggero attenua le forme, disegna le luci dei lampioni ancora accesi, nasconde il cielo.

I bastioni delle mura castellane si delineano imponenti sulle piccole case dove la quotidianità è nel suo naturale risveglio.

I rumori della vita impercettibili, quieti.
Se gli uomini assomigliassero a quello che i secoli hanno costruito?

Sogni, solo sogni che la nebbia suggerisce, che le mura raccontano, che il tempo rappresenta.

Casa nostra, le nostre finestre si affacciano sbadigliando al mattino, è nel suo ruolo storico, non sospinta verso il futuro, ma testimone che custodisce memoria della storia di un borgo che resite e si sveglia alla vita. Se e quando cederemo questa casa non ne perderemo la storia né la memoria sarà cancellata.

 

giovedì 10 ottobre 2019

Petritoli, anche nel romanzo del dott Ricci

foto di M.S.Peterlin


Roccapetrina (PETRITOLI ndr) è un paese delle Marche. Occupa da par suo la cima di un colle, come fa del resto qualsivoglia altro paese di quel tratto della regione, tutto colli, digradanti lentamente dai monti al mare, per essere più esatti, dai monti Sibillini al verde mare Adriatico e alle sue pallide spiagge sabbiose.

(da Le Ricordanze, romanzo storico di Riccardo Ricci)

mercoledì 1 agosto 2012

Petritoli per non turisti. Vedere il tramonto dalle colline

30 Agosto 2010
Oggi un cordiale abitante ci ha salutati come "turisti". "Ecco i turisti romani!" ci ha detto sorridendo e scivolandoci accanto.
Gli ho risposto, indicando mio marito, "Ecco qual è il vostro problema... lui qui c'è nato, e prima di te. Ed è più petritolese di voi"
Non credo abbia capito.
Ma il tuo paese non è solo un luogo in cui si abita ed ancor meno quello dove si ricoprono incarichi.
Un paese è un bagaglio antico cui solo la consapevolezza e la conoscenza di una radice culturale ben ramificata e criticamente elaborata danno un senso.
Il resto sono solo case ammucchiate con lampioni improbabili attaccati ai muri, coi cavi elettrici che deturpano le antiche pietre e i rossi mattoni, con sedie di plastica esibite lungo gli inesistenti marciapiedi.
Il resto è folklore, per l'appunto.
Tutta roba da mercatino di cui possiamo fare benissimo esperienza in qualunque luogo di questa Italia irriconoscibile.
Un paese è un paese, per questo si dice paese anche per dire identità.
Ecco solo alcuni dei motivi per cui Riccardo Ricci nello scrivere il suo straordinario romanzo ha chiamato Petritoli con un nome affettivo e poetico "Roccapetrina". Roccapetrina non è roba da turisti, e non si crea una casa da un rottame se si fa del turismo. 
Ma che ne sa l'uomo che se ne va sicuro agli altri ed a se stesso amico?
Ma il sole tramonta splendido e sovrano sulle colline come sulle case, sul cuore come sul sentimento che ci fa uguali e diversi. Il sole nasce e tramonta sulla ragione che pensa come sulla semplificazione.
E va bene così

martedì 3 gennaio 2012

Petritoli : un paese in collina

Le fioriture della Valle dell'Aso presso Petritoli (FM)

Era bella e unica la campagna collinare che circonda Petritoli, e lo è ancora. Speriamo lo sia sempre. Io l’ho conosciuta molti anni fa; la vedevo affacciandomi dal balcone del palazzo di via Mongibove  della famiglia Ricci.
D’estate il panorama, largo e digradante fino al mare, era leggermente caliginoso; un velo di calore lo avvolgeva, ma a me il caldo piaceva.
Le rondini vorticosamente giravano tra cielo e terra, tra campi e tetti. I rumori erano quelli del lavoro e delle attività delle donne e degli uomini. Dalle finestre entravano il martellare mattutino del fabbro, del falegname o del “callarà” come l’odore del fumo del cannello di Umberto che, tra le tante, infinite abilità di artigiano,  sverniciava e riverniciava portoni rifacendoli come nuovi.
Dalle stesse finestre penetrava, allettante, il profumo del sugo e degli intingoli che prendevano vita sui fornelli.
All’ora di pranzo scendeva il silenzio e si poteva sentire appena il rumore delle stoviglie e delle cucine in piena attività. “Marì! Oh…  Marì ! gridava all’improvviso una voce dalle persiane  che socchiudevano appena un’antina.
Quala?” rispondevano due o tre voci, perché in tante si chiamavano Maria in quella strada.
E’ naturale e giusto che tutto cambi, ma la natura delle cose e delle anime no;  un paese è tale finché un’anima ce l’ha ancora.

Petritoli (FM) tra passato e presente





Il video è stato realizzato con materiali di proprietà dell'autrice; il sonoro è una registrazione effettuata con un registratore Geloso, con bobine a nastro, nell'estate 1970 durante le prove del coro che preparava la Festa della Madonna (Agosto). Il coro era guidato da Don Guerriero Passamonti, il parroco. Le foto in b/n sono degli anni 1968-1970 e quelle a colori sono recenti.
Il video vuol essere un documento e una testimonianza- Il coro canta un canto popolare intitolato "Sant'Anantolia"; la sua trascrizione con musica e testo (resa possibile, a suo tempo. grazie a Don Guerriero Passamonti,) si trova su questo blog.
Il sonoro del video è il riversamento di una registrazione sonora effettuata nell'Agosto del 1968 durante le prove per festeggiamenti in onore della Madonna.
Le foto in B/N sono dello stesso periodo mentre quelle a colori sono più recenti.

Jack, il nostro setter inglese, che ha abitato con noi nella casa di Petritoli


JACK - puro amore

Roccapetrina - Petritoli nel Romanzo di Riccardo Ricci

Il dottor Riccardo Ricci, nato in Ancona e vissuto per lunghi periodi a Petritoli dove trascorse, anche negli ultimi tempi, molte settimane estive e non solo, narra nel suo libro "LE RICORDANZE" una bellissima storia nella quale si intrecciano le vicende, i personaggi, gli ambienti, la situazione politica, la cultura ed anche il folklore dei luoghi che ha ben conosciuto e lungamente amato.
Il romanzo è ambientato a "Roccapetrina", ma il paese di cui si parla è Petritoli in cui lo zio di Riccardo, don Desiderio Ricci, fu parroco.
A qualcuno non è parso abbastanza lusinghiero il modo in cui alcune realtà, pur così vere, sono rappresentate.
Noi diciamo che solo chi non ama abbastanza ha paura delle verità, siano storiche, siano di cronaca, siano degli affetti o del folklore. 
Leggere questo libro può fare, invece, solo del bene e renderebbe merito a un grande medico, che ha guarito e curato tanti petritolesi e non solo, ed a un eccellente scrittore.

Eccolo qui, disponibile anche in formato eBook.




sabato 31 dicembre 2011

Ricordo di Don Guerriero Passamonti

di Giuseppe Ricci
In passato anche nelle realtà di provincia si potevano trovare persone che si dedicavano ai giovani con l’intento di dare loro cultura e un futuro migliore.
Spesso questo veniva fatto da sacerdoti che si dedicavano a fornire quei mezzi per acquisire alcune capacità che la scuola e la famiglia non era in grado di dare.
Una di queste era l’istruzione musicale, trascurata da tutti i programmi scolastici. Solo le famiglie ricche potevano dare ai propri giovani questa istruzione in quanto in grado di pagare i maestri di musica.
Don Guerriero ha dato, fra le altre cose, ai giovani questa possibilità.
Per altro era lui stesso un musicista di cultura e preparazione molto accurata.
La sua “Messa Ritmata per i Giovani” è un esempio di utilizzo della sua ampia conoscenza musicale sacra e profana che gli ha permesso di realizzare una composizione nel solco della tradizione, ma orientata ad essere apprezzata dalla giovane generazione usando gli strumenti da questa amati e in cui avevano particolare confidenza come la chitarra e la batteria.
In questo modo ha potuto dare ai giovani una conoscenza di una delle forme d’arte più importanti della nostra Italia, li ha collegati con una tradizione culturale e, ad alcuni, ha fornito una strada di sviluppo professionale.
capitolo_1
Anche ora Don Guerriero è presente tra noi per quello che ci ha dato, anche se per noi tutti è rimasta una sensazione di perdita da quando ci ha lasciati.
Purtroppo il suo paese ora è cambiato, sia la sua opera sia quella di altri che si sono prodigati per lo sviluppo sociale e culturale non ha più interesse e quindi si è snaturata la tradizione di cooperazione e di solidarietà che ha sempre contraddistinto sia il capoluogo sia le campagne.
Ora gli stessi amministratori fanno a gara a mettere in difficoltà i propri cittadini scaricando su questi oneri e compiti che sono di loro competenza. E nulla si può fare perché l’inerzia ed il menefreghismo non sono sanzionabili in quanto gli organi di controllo o non ci sono o non se ne vogliono occupare.
S_Natoglia_1
S_Natoglia_2
In passato molti cittadini petritolesi sono andati via per cercare lavoro, alcuni sono tornati per ritrovare il calore della propria terra, ma ormai è tempo per questi di andarsene definitivamente.
Si sopporta nelle grandi città il diventare sudditi di burocrati assurdi, si sopporta la mancanza di servizi adeguati, si sopporta la mancanza di tradizioni positive perché si considera un luogo alieno dalla propria cultura e tradizione.
Quando questo avviene nei nostri luoghi di origine e proprio chi cerca di danneggiarci è una persona che conosciamo bene allora il luogo è diventato un posto come un altro dove non vale la pena di restare e spendere soldi per artigiani, muratori, fabbri, elettricisti, ecc. anche se la propria famiglia ha lì dato una storia quasi millenaria di solidarietà e di sviluppo.
Questa rottura nella tradizione e soprattutto nella capacità di accogliere i forestieri in questo luogo si tocca con mano e si vede bene con l’incapacità di incorporare gli immigrati albanesi, rumeni, di nazione araba che restano e vogliono restare con le loro idee e tradizioni in quanto considerano i nativi una razza senza connotazioni e con cui non si vogliono mischiare. Specialmente se sono soggetti a questi atteggiamenti di mancanza di amicizia (o peggio) per cui gli stessi petritolesi della diaspora e che erano tornati sono costretti a scuotere la polvere dai propri calzari ed andarsene.
Comunque, nella speranza che qualcuno raccolga questo invito a liberarsi degli affaristi e dagli incapaci e ritorni alle tradizioni riporto nelle figure la trascrizione di Santa ‘Natolia fatta da Don Guerriero.
E non è la stessa cosa di promuovere inverosimili feste campagnole. Questo è un messaggio per quanti intendono occuparsi di musica ed è una base di lavoro. Non è riprodurre vieti archetipi campagnoli che servono solo (e temporaneamente) ad attirare turisti.
La tradizione non è un museo fotografico o di saltarelli, è una ricchezza che è stata sciupata e che ha distrutto anche il lavoro di persone che si sono dedicate al paese senza secondi fini.
Prossimamente riporterò i testi musicali, di cui sono in possesso, che don Guerriero ci ha donato.
Il testo
TestoS_Natoglia
S. ‘Natoglia
Te so visto boccà Santa ‘Natoglia
In compagnia de 'nantre tre fandelle
Eriate gaie come le farfalle
Ma la più bella grazia era la toia:
me pare de sentilla la risata
me pare de vedellu lu musittu
cha fra li tanti era lu più bellittu
e tutta la sua grazia era ‘leata
Te so visto Rusì che jì zurlenne
Tra li fiori de sulla e po de core
Passato non è ancò lo mio amore
Te so visto Rusì che jì zurlenne
E mo candenne te lo voio dì
Che non posso più sta senza de te
Co sta chitarra te voio sonà,
che tu da volé bene solo a me
e mo candenne te lo voio dà
'stu core mio che pena assai pe' te.

domenica 18 dicembre 2011

Un paese dove tornare, un paese per vivere

Nel mondo globalizzato che senso ha un paese? Non è una vera domanda. O meglio non lo è per me. Io non ho un paese. Non ne sento molto la mancanza; e non ho neanche una vera città che considero mia. Ma questa è un’altra storia che racconto altrove.
Però conosco almeno un paese?
La domanda è polemica?
Forse no. Conosco quello di adozione, quello in cui sono nate persone importanti per me.
Oggi un paese è spesso la clonazione di un luogo qualsiasi purchè mercificabile; e quasi nessuno sfugge a questa logica crudele. Non possiamo pretendere di cristallizzare una realtà per farla assomigliare a una cartolina d’altri tempi.

Si può però contare sulla cultura; invece quando si parla di paese si cede subito alla logica del turismo mangereccio, della festa chiassosa col comico o il cantante, sul ripristino di qualche usanza folcloristica.
Tutto ciò non è ancora “paese”. 
Un paese è appartenenza distintiva e rispetto di sé. E storia e arte. E’ ricordo e memoria. Si fa fatica a trovare tutto ciò.
Uno scorcio del Teatro dell'Iride dalla mia finestra
(Petritoli - FM)

Ma cercandolo e soprattutto passando per antiche strade con rispetto si può ancora distinguere il chiasso dal suono, la decorazione artificiale dal bello e misterioso che c'è.


Per questo possiamo apprezzare chi con fatica non costruisce o meglio ri-costruisce memorie del passato e le tiene vive ma opera in modo  che anche il presente sia risonanza e ripresa, sia proposta e sguardo verso la continuità proiettata nel futuro. 


Un teatro sempre attivo, ad esempio, costruisce futuro e mantiene vivo il passato più bello.
Un paese e un teatro, ecco un esempio significativo, proprio quello che cercavo.

mercoledì 30 novembre 2011

Paesi ed uomini e paesi tra passato e presente - di Mariaserena

Petritoli - Alba da casa mia
Possiamo anche non parlare dei nostri paesi.
Possiamo non conoscerli. Guardarli distrattamente.
Possiamo anche non trovarli per niente interessanti.
A qualcuno possono non piacere.
La gente se ne va, e se torna lo fa quasi per obbligo.
E poi parla con chi invece è rimasto là e nega.
Io sono solo nato qui, non ho niente di questo posto -
Poi però se quei luoghi li fotografi per caso
ti accorgi di qualcosa.
O li guardi per caso in una luce diversa
e cominci a pensare.
Ti accorgi che anche se non ci sei nato
e se lì non ti conoscesse nessuno,
e anche se probabilmente non ti ci fermerai
e non ci abiti,
anche se continuerai a pensare
di preferire altri luoghi...
hai bisogno di sapere che, casomai,
quel paese è ancora lì.