Tra narrazione e realtà

Un paese di collina, tra le colline. Nel romanzo "LE RICORDANZE", di Riccardo Ricci, è Roccapetrina. Come ogni altro paese là intorno, siede su una collina. Un paese come tanti, con una storia antica che risale al Medioevo. Le strade sono un reticolo senza fine e poi ci sono quelle di campagna vere e proprie carrarecce e mulattiere percorribili solo con mezzi agricoli. I protagonisti del romanzo sono narrati tra autobiografia e storia contemporanea. Giusto raccontare i luoghi in un blog.

mercoledì 1 agosto 2012

Petritoli per non turisti. Vedere il tramonto dalle colline

30 Agosto 2010
Oggi un cordiale abitante ci ha salutati come "turisti". "Ecco i turisti romani!" ci ha detto sorridendo e scivolandoci accanto.
Gli ho risposto, indicando mio marito, "Ecco qual è il vostro problema... lui qui c'è nato, e prima di te. Ed è più petritolese di voi"
Non credo abbia capito.
Ma il tuo paese non è solo un luogo in cui si abita ed ancor meno quello dove si ricoprono incarichi.
Un paese è un bagaglio antico cui solo la consapevolezza e la conoscenza di una radice culturale ben ramificata e criticamente elaborata danno un senso.
Il resto sono solo case ammucchiate con lampioni improbabili attaccati ai muri, coi cavi elettrici che deturpano le antiche pietre e i rossi mattoni, con sedie di plastica esibite lungo gli inesistenti marciapiedi.
Il resto è folklore, per l'appunto.
Tutta roba da mercatino di cui possiamo fare benissimo esperienza in qualunque luogo di questa Italia irriconoscibile.
Un paese è un paese, per questo si dice paese anche per dire identità.
Ecco solo alcuni dei motivi per cui Riccardo Ricci nello scrivere il suo straordinario romanzo ha chiamato Petritoli con un nome affettivo e poetico "Roccapetrina". Roccapetrina non è roba da turisti, e non si crea una casa da un rottame se si fa del turismo. 
Ma che ne sa l'uomo che se ne va sicuro agli altri ed a se stesso amico?
Ma il sole tramonta splendido e sovrano sulle colline come sulle case, sul cuore come sul sentimento che ci fa uguali e diversi. Il sole nasce e tramonta sulla ragione che pensa come sulla semplificazione.
E va bene così

martedì 3 gennaio 2012

Umberto Biondi, protagonista della banda di Petritoli

foto da Petritoli e petritolesi nel mondo su fB


Petritoli, tra Stato e Chiesa - di Mariaserena Peterlin

Tra Stato e Chiesa?

Il comune vanto di Petritoli è la torre campanaria della Rocca.
Tuttavia la bellezza architettonica e simbolica del campanile della Chiesa di S. Andrea, 
poco esibito ma altrettanto rilevante, non è certamente da meno. E si può apprezzare anche in dall'immagine di una vecchia cartolina.

Petritoli : un paese in collina

Le fioriture della Valle dell'Aso presso Petritoli (FM)

Era bella e unica la campagna collinare che circonda Petritoli, e lo è ancora. Speriamo lo sia sempre. Io l’ho conosciuta molti anni fa; la vedevo affacciandomi dal balcone del palazzo di via Mongibove  della famiglia Ricci.
D’estate il panorama, largo e digradante fino al mare, era leggermente caliginoso; un velo di calore lo avvolgeva, ma a me il caldo piaceva.
Le rondini vorticosamente giravano tra cielo e terra, tra campi e tetti. I rumori erano quelli del lavoro e delle attività delle donne e degli uomini. Dalle finestre entravano il martellare mattutino del fabbro, del falegname o del “callarà” come l’odore del fumo del cannello di Umberto che, tra le tante, infinite abilità di artigiano,  sverniciava e riverniciava portoni rifacendoli come nuovi.
Dalle stesse finestre penetrava, allettante, il profumo del sugo e degli intingoli che prendevano vita sui fornelli.
All’ora di pranzo scendeva il silenzio e si poteva sentire appena il rumore delle stoviglie e delle cucine in piena attività. “Marì! Oh…  Marì ! gridava all’improvviso una voce dalle persiane  che socchiudevano appena un’antina.
Quala?” rispondevano due o tre voci, perché in tante si chiamavano Maria in quella strada.
E’ naturale e giusto che tutto cambi, ma la natura delle cose e delle anime no;  un paese è tale finché un’anima ce l’ha ancora.

Petritoli (FM) tra passato e presente





Il video è stato realizzato con materiali di proprietà dell'autrice; il sonoro è una registrazione effettuata con un registratore Geloso, con bobine a nastro, nell'estate 1970 durante le prove del coro che preparava la Festa della Madonna (Agosto). Il coro era guidato da Don Guerriero Passamonti, il parroco. Le foto in b/n sono degli anni 1968-1970 e quelle a colori sono recenti.
Il video vuol essere un documento e una testimonianza- Il coro canta un canto popolare intitolato "Sant'Anantolia"; la sua trascrizione con musica e testo (resa possibile, a suo tempo. grazie a Don Guerriero Passamonti,) si trova su questo blog.
Il sonoro del video è il riversamento di una registrazione sonora effettuata nell'Agosto del 1968 durante le prove per festeggiamenti in onore della Madonna.
Le foto in B/N sono dello stesso periodo mentre quelle a colori sono più recenti.

Jack, il nostro setter inglese, che ha abitato con noi nella casa di Petritoli




Paesaggi - Petritoli e i Monti Sibillini

Roccapetrina - Petritoli nel Romanzo di Riccardo Ricci

Il dottor Riccardo Ricci, nato in Ancona e vissuto per lunghi periodi a Petritoli dove trascorse, anche negli ultimi tempi, molte settimane estive e non solo, narra nel suo libro "LE RICORDANZE" una bellissima storia nella quale si intrecciano le vicende, i personaggi, gli ambienti, la situazione politica, la cultura ed anche il folklore dei luoghi che ha ben conosciuto e lungamente amato.
Il romanzo è ambientato a "Roccapetrina", ma il paese di cui si parla è Petritoli in cui lo zio di Riccardo, don Desiderio Ricci, fu parroco.
A qualcuno non è parso abbastanza lusinghiero il modo in cui alcune realtà, pur così vere, sono rappresentate.
Noi diciamo che solo chi non ama abbastanza ha paura delle verità, siano storiche, siano di cronaca, siano degli affetti o del folklore. 
Leggere questo libro può fare, invece, solo del bene e renderebbe merito a un grande medico, che ha guarito e curato tanti petritolesi e non solo, ed a un eccellente scrittore.

Eccolo qui, disponibile anche in formato eBook.




sabato 31 dicembre 2011

Ricordo di Don Guerriero Passamonti

di Giuseppe Ricci
In passato anche nelle realtà di provincia si potevano trovare persone che si dedicavano ai giovani con l’intento di dare loro cultura e un futuro migliore.
Spesso questo veniva fatto da sacerdoti che si dedicavano a fornire quei mezzi per acquisire alcune capacità che la scuola e la famiglia non era in grado di dare.
Una di queste era l’istruzione musicale, trascurata da tutti i programmi scolastici. Solo le famiglie ricche potevano dare ai propri giovani questa istruzione in quanto in grado di pagare i maestri di musica.
Don Guerriero ha dato, fra le altre cose, ai giovani questa possibilità.
Per altro era lui stesso un musicista di cultura e preparazione molto accurata.
La sua “Messa Ritmata per i Giovani” è un esempio di utilizzo della sua ampia conoscenza musicale sacra e profana che gli ha permesso di realizzare una composizione nel solco della tradizione, ma orientata ad essere apprezzata dalla giovane generazione usando gli strumenti da questa amati e in cui avevano particolare confidenza come la chitarra e la batteria.
In questo modo ha potuto dare ai giovani una conoscenza di una delle forme d’arte più importanti della nostra Italia, li ha collegati con una tradizione culturale e, ad alcuni, ha fornito una strada di sviluppo professionale.
capitolo_1
Anche ora Don Guerriero è presente tra noi per quello che ci ha dato, anche se per noi tutti è rimasta una sensazione di perdita da quando ci ha lasciati.
Purtroppo il suo paese ora è cambiato, sia la sua opera sia quella di altri che si sono prodigati per lo sviluppo sociale e culturale non ha più interesse e quindi si è snaturata la tradizione di cooperazione e di solidarietà che ha sempre contraddistinto sia il capoluogo sia le campagne.
Ora gli stessi amministratori fanno a gara a mettere in difficoltà i propri cittadini scaricando su questi oneri e compiti che sono di loro competenza. E nulla si può fare perché l’inerzia ed il menefreghismo non sono sanzionabili in quanto gli organi di controllo o non ci sono o non se ne vogliono occupare.
S_Natoglia_1
S_Natoglia_2
In passato molti cittadini petritolesi sono andati via per cercare lavoro, alcuni sono tornati per ritrovare il calore della propria terra, ma ormai è tempo per questi di andarsene definitivamente.
Si sopporta nelle grandi città il diventare sudditi di burocrati assurdi, si sopporta la mancanza di servizi adeguati, si sopporta la mancanza di tradizioni positive perché si considera un luogo alieno dalla propria cultura e tradizione.
Quando questo avviene nei nostri luoghi di origine e proprio chi cerca di danneggiarci è una persona che conosciamo bene allora il luogo è diventato un posto come un altro dove non vale la pena di restare e spendere soldi per artigiani, muratori, fabbri, elettricisti, ecc. anche se la propria famiglia ha lì dato una storia quasi millenaria di solidarietà e di sviluppo.
Questa rottura nella tradizione e soprattutto nella capacità di accogliere i forestieri in questo luogo si tocca con mano e si vede bene con l’incapacità di incorporare gli immigrati albanesi, rumeni, di nazione araba che restano e vogliono restare con le loro idee e tradizioni in quanto considerano i nativi una razza senza connotazioni e con cui non si vogliono mischiare. Specialmente se sono soggetti a questi atteggiamenti di mancanza di amicizia (o peggio) per cui gli stessi petritolesi della diaspora e che erano tornati sono costretti a scuotere la polvere dai propri calzari ed andarsene.
Comunque, nella speranza che qualcuno raccolga questo invito a liberarsi degli affaristi e dagli incapaci e ritorni alle tradizioni riporto nelle figure la trascrizione di Santa ‘Natolia fatta da Don Guerriero.
E non è la stessa cosa di promuovere inverosimili feste campagnole. Questo è un messaggio per quanti intendono occuparsi di musica ed è una base di lavoro. Non è riprodurre vieti archetipi campagnoli che servono solo (e temporaneamente) ad attirare turisti.
La tradizione non è un museo fotografico o di saltarelli, è una ricchezza che è stata sciupata e che ha distrutto anche il lavoro di persone che si sono dedicate al paese senza secondi fini.
Prossimamente riporterò i testi musicali, di cui sono in possesso, che don Guerriero ci ha donato.
Il testo
TestoS_Natoglia
S. ‘Natoglia
Te so visto boccà Santa ‘Natoglia
In compagnia de 'nantre tre fandelle
Eriate gaie come le farfalle
Ma la più bella grazia era la toia:
me pare de sentilla la risata
me pare de vedellu lu musittu
cha fra li tanti era lu più bellittu
e tutta la sua grazia era ‘leata
Te so visto Rusì che jì zurlenne
Tra li fiori de sulla e po de core
Passato non è ancò lo mio amore
Te so visto Rusì che jì zurlenne
E mo candenne te lo voio dì
Che non posso più sta senza de te
Co sta chitarra te voio sonà,
che tu da volé bene solo a me
e mo candenne te lo voio dà
'stu core mio che pena assai pe' te.

domenica 18 dicembre 2011

Giunge la sera rosseggiante come ali di fuoco

Ci sono ancora delle leggende tra gli anziani di campagna, anche  a Petritoli. Uno di loro mi ha raccontato che non ama le quercie, perchè "i vecchi antichi" erano sicuri che fossero abitate dalle streghe...
Non è da credere che sia vero, ma in particolari condizioni di luce, di Novembre, quando le tenebre calano più rapidamente sulla terra è difficile vedere e capire chiaramente cosa accade in mezzo a  quelle foglie che non si staccheranno dai loro rami che con la prima neve.

Un paese dove tornare, un paese per vivere

Nel mondo globalizzato che senso ha un paese? Non è una vera domanda. O meglio non lo è per me. Io non ho un paese. Non ne sento molto la mancanza; e non ho neanche una vera città che considero mia. Ma questa è un’altra storia che racconto altrove.
La domanda è polemica?
Forse no. Oggi un paese è spesso la clonazione di un luogo qualsiasi; e quasi nessuno sfugge a questa logica crudele. Non possiamo pretendere di cristallizzare una realtà per farla assomigliare a una cartolina d’altri tempi.
Si potrebbe però contare sulla cultura; invece quando si parla di paese si cede subito alla logica del turismo mangereccio, della festa chiassosa col comico o il cantante, sul ripristino di qualche usanza folcloristica.
Tutto ciò non è ancora “paese”. Un paese è appartenenza distintiva e rispetto di sé. E storia e arte. E’ ricordo e memoria. Si fa fatica a trovare tutto ciò.
Ancora peggio: che pensare se, passando in auto lungo bella la Valle dell’Aso, ci si imbatte nella “Sagra del pescespada” o nella “Festa dello stoccafisso con la polenta” e nella “Festa della Birra” ? Viene il dubbio fondato di trovarsi al crocicchio tra l'oktoberfest, la fiera della Liga Veneta e quella di Mazara del Vallo...

mercoledì 30 novembre 2011

Paesi ed uomini e paesi tra passato e presente - di Mariaserena

Petritoli - Alba da casa mia
Possiamo anche non parlare dei nostri paesi.
Possiamo non conoscerli. Guardarli distrattamente.
Possiamo anche non trovarli per niente interessanti.
A qualcuno possono non piacere.
La gente se ne va, e se torna lo fa quasi per obbligo.
E poi parla con chi invece è rimasto là e nega.
Io sono solo nato qui, non ho niente di questo posto -
Poi però se quei luoghi li fotografi per caso
ti accorgi di qualcosa.
O li guardi per caso in una luce diversa
e cominci a pensare.
Ti accorgi che anche se non ci sei nato
e se lì non ti conoscesse nessuno,
e anche se probabilmente non ti ci fermerai
e non ci abiti,
anche se continuerai a pensare
di preferire altri luoghi...
hai bisogno di sapere che, casomai,
quel paese è ancora lì.